Ci vorrebbe più istinto e meno induzione,
meno resistenza e più creativa partecipazione.
Meno politica e più comunità, ci vorrebbe.
Ci vorrebbero più zingari e meno svizzeri,
meno svizzeri e più zingari, ci vorrebbero.
Ci vorrebbe più istinto e meno induzione,
meno resistenza e più creativa partecipazione.
Meno politica e più comunità, ci vorrebbe.
Ci vorrebbero più zingari e meno svizzeri,
meno svizzeri e più zingari, ci vorrebbero.
Essere àncora e motivo, fondale e fune robusta.
Nodo.
Legarmi a te. Trattenermi.
Decisioni multiple e direzioni. Perdermi.
Mondo, migrazione e perpetuo movimento. Partire.
Essere felice, come lo sono oggi.
Sono una cicala, canto.
Stringo al petto, batto, la mano, la maglietta.
Cammino le strade di un piccolo paesino ai confini orientali del mondo in cui tutti i bambini hanno la Pancia gonfia di amarene e noci verdi. Mangiano zuppa con il freddo invernale e lottano accanitamente per accaparrarsi qualche leone volante all’uscita dei supermercati e all’angolo della piazza, al baracchino delle ciambelle.
Ricordo un paesino ai confini orientali del mondo in cui le mamme rincorrono scalze i prezzi del mercato intanto che aspettano le striminzite pensioni delle poste, quelle che derivano dalla pulizia delle strade o dalla cura dei fiori, come clorofilla sui loro guai. Dove Gli uomini tatuatori ed esperti cocchieri tirano sera e l’autunno collezionando fieno, legna e scarpe rotte.
Sono una cicala, canto, stringo al petto, batto, la mano, la maglietta per un paesino ai confini orientali del mondo dove il primo mese dell’anno è settembre, quando nasce l’uva che porta il vino, lavoro e buon auspicio per l’anno che seguirà.
Non sono mai stato bravo coi saluti. C’è la timidezza che mi assale, balbetto frasi di circostanza e mi rimetto a tacere. Del resto la timidezza ha da sempre accompagnato tutta la mia vita. Credevo fosse un problema di famiglia. Mia mamma ha la gentilezza alle mani. Mio babbo ascolta sempre e parla mai. Alla fine ne ho dedotto che questa malattia è solo frutto di un risultato raggiunto, dal momento che la mia educazione ha sempre avuto come obiettivo primo la mancanza di prepotenza.
Anche questa volta è andata così: non sono stato bravo coi saluti. Li ho frettolosamente fatti soffiare via dalla perturbazione siberiana in arrivo dalla Russia. Li ho caricati su un autobus e fatti correre sulle ruote. Si sono pure dimenticati di abbracciare amici importanti.
Mi sono lasciato trascinare. Quasi costretto a ritornare sulla strada per riprendere il mio continuo movimento. Questa volta più come un dovere che come scelta.
Sono un pò in difficoltà, lo confesso. Non arriva fin qui il cerchietto d’orato che viene dall’Olanda di Beti; non vedo la cuffietta del Kaiserslautern di Ita, la giacca verde di Ionut e la candela al naso di Gimi; non sento arrivare il passo pesante di Sara e la collezione di croste e sbucciature di Romeo e Madalin. Non c’è la mano di Marian che si aggrappa alla mia, mi chiede “perchè te ne vai” e mi saluta con un “ci vediamo domani” che mi suona in testa per tutta la notte.
Qui dove c’è lavoro e le strade asfaltate tutto è misurato con il metro del giudizio razionale e dall’altezza del piolo occupato nella scala dell’arrivismo sfrenato. E’ una corsa ad ostacoli e c’è un burrone a farne da traguardo.
Che peccato non accorgersi quanto sia importante un lento, intraprendente e creativo metabolismo del proprio percorso formativo.
Che peccato non scendere dal treno e non salire in carrozza, imparando ad ascoltare e sviluppare le nostre attitudini. Lasciando spazio alle passioni.
Che peccato sapere che il fermarsi è diventato sovversivo. Il riflettere antisistema. Essere felici, fuori luogo. Non avere ambizioni, una malattia terminale.
Vorrei, per una volta, eliminare ogni parola che non serve. Tagliare ogni forma che non usiamo parlando. E solo ringraziare tutte le circostanze e le persone che ho incontrato nel mio ultimo anno a Panciu.
Il paradosso di trovarmi in un contesto così difficile ad imparare la semplicità.
(Nick Drake – Leaving Me Behind)
Tag: 21-22-23 novembre; morte; compleanno; paoli; giulio; novembre; indietro; futuro; perdendo.
Istruttore di Passaggi e tiri in porta. Tedesca. colpi di testa. chi vince regna. 2 contro 2. Calcio tennis. Torello e Nascondino. Lanciatore di bambini nel vuoto, nella spazzatura, in lungo e in largo.
Allievo di: giocoleria, Trampoli, Diablo, Creazione palloncini, Face-painting.
Ruoli interpretati: Aeroplano mutante. Elicottero. Pozzo. Tappeto elastico. Girandola. Materasso. Scavatore. Autolavaggio. Kazoo. Ballerino. Clown.
Taglialegna. Caricatore di camion. Scaricatore di camion. Ordinatore di legna. Dottor Laureato e Futur Laureando In Fried Air 2011. Spazzacamino. Riparatore di stufe, stufette e fornelli. Imbianchino. Stuccatore. Cambiatore di bombole a gas. Lavandaio. Lavandiere. Riparatore di lavatrici. Raccoglitore di rifiuti. Inventarista. Fund-raiser. Web-master. Scrittore. Fotografo. Regista. Venditore ambulante. Venditore indiretto ed inconsapevole di chitarre. Distributore automatico di abbracci. Barattatore di risate. Costruttore di plettri. Autista. Bagnino. Guida alpina. Artista sconclusionato.
Utilizzatore di chitarre con due mani. Utilizzatore di chitarre con una mano. Prete confessore. Mediatore culturale tra: donne italiane, donne italiane e donne rumene, donne italiane e uomini rumeni, donne italiane e uomini tedeschi, donne e uomini, me e gli altri. Prete confessore. Prete confessore. Prete confessore.
Distributore di bestemmie domestiche. Meccanico. Monaco zen. Ideatore di impianti internet via cavo. Addetto spesa. Amico dell’impiegata del Carrefour. Amico della cassiera del Carrefour. Accenditore di fuochi. Piromane. Istruttore di chitarra da spiaggia. Torneista di ping-pong. Volontario ecologista. Corridore della domenica. Camminatore di vigne. Palpeggiatore di donne Moldave. Supporto fisico dell’oculista. Preparatore di vin brulè. Cuoco specializzato in besciamella.
Collezionista di amici morti. Laurea ad honorem in amori non ricambiati. Ex bevitore di vino casei. Campione mondiale di lettura libri mattoni pesi massimi. World record uso di punti, virgola e puntivirgola in un paragrafo. Post dottorato in ermeticità del linguaggio. Master of sciences of notti in bianco la Bucureşti.
Finalmente, in tutta coerenza, vostro, Il capo del Bosco.
Приднестровская Молдавская Республика (Pridnestrovskaja Moldavskaja Respublika)
Una visita nel paese che non esiste, nei pressi del fiume Nistro. La capitale Tiraspol e il suo palazzo di governo dove la falce incontra il martello. Evviva il comunismo e la libertà. Una scampagnata nella patria dei misfatti, il sostentamento di un paese (o solo quello dei giornali?) basato sul traffico illegale di armi, organi e prostituzione. Rifornitrice ufficiale delle guerre civili in tutto il globo. La 14° armata russa a farne da guardiano. 72 matrimoni in meno di 8 ore. Zero chiese avvistate. L’ambasciata dell’Ossezia e dell’Abcasia del Sud. Le ultime elezioni ”democratiche” vinte con l’84% dei voti. Il Ventunesimo anniversario dell’indipendenza (quale?). La frontiera e i kalashnikov. L’ufficio immigrazione. Impigliato nella cortina di ferro, io che mi sporgo verso qualche decennio fa e intravedo la guerra fredda. I CCCP sul carro armato. Il rublo transnistriano e il suo completo sistema bancario. Una vasca in via 25 ottobre, prendi la terza a sinistra e prosegui in via Lenin, sempre dritto fino alla Vokzal degli autobus dove c’è un mashrukta diretto a Chisinau, dall’autista diffidente e fottutamente corrotto. Evviva. Evviva. Evviva il comunismo e la libertà.
Stato o Museo? Lo Stato cos’è? E l’OCSE che fa? e i giornali? e se non fosse così? e se ci ponessimo delle domande (ogni tanto)?
Ed infine noi, la gente, che ci crede, che ci crediamo per davvero.

APPLICARE IMMAGINI INATTESE A OBIETTIVI IMPROBABILI.

Applicare immagini inattese a obiettivi improbabili - è l’insieme di parole che attrae maggiormente la mia attenzione tra le altre righe del libro. Rileggo. Guardo fuori dal finestrino del treno diretto a Bucharest Nord.
Applicare immagini inattese a obiettivi improbabili – e l’inizio di una lunga digressione immaginata. Sottolineo. Continuo il mio viaggio in treno verso Sud, i Balcani, la Bulgaria, Sofia, Bansko e i monti Pirin.
Applicare immagini inattese a obiettivi improbabili – mi ripeto a lungo.
E quando mi chiedono il perchè del mio maniacale amore per le montagne io rispondo sempre “perchè sono la cosa più vicino al cielo che abbiamo”.